Una crisi è per sempre

La crisi finirà. O meglio… la crisi finirà?

La crisi, prima solo finanziaria poi anche economica, è ormai qualcosa che fa parte del nostro mondo postmoderno. Qualcosa di connaturato. È quel pensiero fisso che ci accompagna tutti i giorni, che non ci permette di stare sereni, che ci blocca ogni spirito di iniziativa. L’angoscia si sostituisce alla lucidità.

In questo mondo fluido, precario ed effimero, in cui i rapporti tra persone sono evanescenti e in cui nulla lascia traccia, la crisi sembra l’unico fatto permanente che non vuole abbandonarci.

«Ma prima o poi finirà questa crisi, no?!». È la domanda che tutti si fanno. E i giornali, i siti web, le televisioni cercano di dare delle risposte (non sempre soddisfacenti).

Chi vivrà vedrà. Rino Gaetano docet.

(Click per ingrandire)

5:2009(La Stampa, 2009)

2009(Corriere della Sera, 2009)

2010(Euronews, 2010)

2011(Panorama, 2011)

2012(L’Espresso, 2012)

22:02:13(TGCOM24, 2013)

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No anorexia: campagne shock contro l’anoressia

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L’agenzia brasiliana Star models e dalla Revolution Brasil ha realizzato una campagna di sensibilizzazione contro l’anoressia davvero scioccante. Gioca sulla relazione inquietante tra il disegno e la realtà.

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Infatti, con il messaggio “You are not a sketch. Say no to anorexia” (“Non sei un disegno. Dì no all’anoressia”), la campagna propone una modella versione in carne e ossa affiancata da uno sketch, simile a quelle sagome disegnate dai creatori di moda per presentare gli abiti.

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Le immagini hanno fatto subito il giro del web e adesso stanno già facendo discutere. C’è chi è a favore della campagna e chi invece ne mette in dubbio la sua efficacia.

La stessa cosa accadde già nel 2007 quando Oliviero Toscani lanciò la sua campagna anti-anoressia, scuotendo le coscienze di tutti grazie all’immagine della modella Isabelle Caro, che allora pesava 31 Kg. La pubblicità fece molto parlare del brand e ancor di più di Toscani, ma l’allora ministro della Salute Livia Turco ne dispose la cessazione. Ancora una volta si parla di mercificazione del corpo della donna, del dolore e dei sentimenti da parte di una marca. È giusto utilizzare una persona malata, con disturbi sia fisici che psicologici, per scopi pubblicitari? Non è forse un modo per insultare la dignità della persona?

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Alcuni sostengono la tesi secondo la quale l’utilizzo di queste immagini di modelle scheletriche è suscettibile di indurre fenomeni di emulazione e non aiuta certo i diretti interessati né le loro famiglie. A questo punto viene da chiedersi, com’è possibile che un corpo così repellente e anti-femminile induca fenomeni di emulazione? E in che modo una campagna pubblicitaria così costruita può sensibilizzare le persone? Due sono le considerazioni da fare:

  1.  chi non è malato di anoressia e vede queste immagini forti ne rimane scioccato, ma non le immagazzina nella memoria e anzi fa di tutto per rimuovere immediatamente queste immagini ripugnanti;
  2.  chi invece soffre del grave disturbo non vede il reale stato di deperimento delle modelle, ma addirittura cercherà di emularle per ottenere un corpo ancora più magro e quindi, secondo loro, perfetto.

Purtroppo molte di loro non arriva neanche a quel livello assurdo di magrezza, perché spesso muoiono prima. Quelli che state vedendo non sono corpi anoressici, ma corpi poco prima della morte.

(Questo articolo è stato pubblicato oggi anche su 055firenze.it).

Fiato sul Colle

Web round-up post rielezione Napolitano

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Spinoza.it

«Rieletto Napolitano. Stappiamo un brodino».

«Napolitano verso il bis. Ma senza il “Bene! Bravo!”»

«Questo Paese ha bisogno di un presidente in tempi brevi. Cosa aspetta la mafia a mettere una bomba?».

«L’ottantottenne Napolitano destinato a restare al Quirinale. Dopo Sabrina e Cosima, un’altra condanna a vita».

Facebook

Roberto Saviano: «La rielezione di Napolitano è il disperato tentativo di fermare il tempo, da parte di chi oggi non sa più in che direzione andare. Ogni prospettiva futura è bruciata nel volgere di un attimo. Il re è davvero nudo e non è un bel vedere».

Leonardo Pieraccioni: «Come in quei film dell’orrore che sembra tutto finito, si siedono sul divano col fiatone e… ta tan! Rispunta da dietro Napolitano!».

Leonardo Pieraccioni: «Questo attuale PD è come la sigaretta elettronica è stato inventato per smettere».

Demopazzia: «Vendola è contro il governissimo perché non riesce a dirlo».

«Ecco il nuovo che avanza!».

«Finalmente una donna giovane!».

«Presidente della Repubblica… di quale Repubblica? Delle Banane?».

«La Mummia 2 – Il Ritorno».

«Bersani dopo le dimissioni dichiara: “Almeno per qualcosa verrò ricordato”».

«Cambia tutto per non cambiare niente (Gattopardo)».

Twitter

Maurizio Crozza (@CrozzaTweet): «Oggi hanno bruciato anche Prodi… È il secondo candidato del PD, bruciato dal PD: è autocombustione…».

Claudio Cecchetto (@CloCecchetto): «Vedendo questa elezione penso che l’unica ambizione dei giovani purtroppo sarà quella di diventare vecchi».

«L’Italia è un paese senza figure di riferimento, ma solo con figure di merda».

«Questo è un Paese per vecchi con prospettive per morti».

Selen (@LaSelenOfficial): «Che roba la politica… non ho visto coglioni più grossi nemmeno quando lavoravo».

«Non è un golpe, ma fa schifo lo stesso».

Grillo

#Rodotàperchéno?! «Troppo colto? Troppo indipendente? Troppo onesto? Troppo popolare? Troppo presidente di tutti? Troppo intransigente verso scandali come MPS? Io vorrei una risposta da Bersani, non lo capisco, non riesco a capacitarmi del fatto che il suo partito non voti Rodotà».

Riflessione

La soluzione?! Emigrare.

La crisi economica spiegata ai bambini (e non solo)

Ecco qui una favola dei tempi moderni per spiegare la crisi in modo semplice. Un eccellente esempio di comunicazione chiara, concreta e comprensibile.

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Quanto spesso sentiamo la parola “crisi” durante il giorno? In televisione, sui giornali, sul web e persino per strada, tutti parlano di crisi. È ormai un fatto tangibile e concreto che vede ogni giorno tragedie di persone che decidono di farla finita o di imprese schiacciate dai debiti e dalle tasse.

L’unica cosa certa in questo periodo instabile e vacillante è che l’Italia non ha ancora un governo, ma ha la crisi economica e finanziaria. Ma sappiamo da dove è nata e come ha fatto a progredire?

Questa storiella svizzera qui di seguito è stata scritta per capire la crisi economica che attualmente sta investendo molti Paesi europei. È una favola, ma non inizia con “c’era una volta”, perché è facilmente attualizzabile ai tempi moderni. L’obiettivo è quello di spiegare ai bambini, ma anche a molti adulti, la tremenda situazione di crisi in cui siamo coinvolti. Vale la pena prendersi cinque minuti e leggerla.

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 «Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte. Rendendosi conto che quasi tutti i clienti sono disoccupati e che dovranno ridurre le consumazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. Lei ogni tanto alza i prezzi e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga. La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito dai crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli “Sbornia Bond“. I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Dato che rendono bene, tutti li comprano.

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di “Sbornia Bond”.

Un giorno però alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che sente odore di crisi e, per non rischiare, le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite. Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi. Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada. Il prezzo degli «Sbornia Bond» crolla del 90%. La banca entra in crisi di liquidità e congela l’attività: niente più prestiti alle aziende, l’attività economica locale si paralizza. I fornitori di Helga, che in virtù del suo successo le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli “Sbornia Bond” sui quali ora perdono il 90%. Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli “Sbornia Bond” alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio».

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it).

«Non siam mica qui a prematurare la supercazzola»

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AAA Presidente della Repubblica cercasi.

Sono ora in corso le votazioni per la nomina al Colle. Per ora niente di fatto durante il primo e il secondo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. La prima votazione finisce con una fumata nera. Franco Marini non raggiunge il quorum dei due terzi, nonostante l’appoggio ufficiale di 4 forze politiche in Parlamento (Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega Nord).

E anche la seconda votazione è stata inconcludente, come probabilmente anche la terza che avverrà domani. Infatti Pd, Pdl e Scelta Civica lasceranno la scheda bianca, mentre la Lega Nord non parteciperà neanche al voto. Il bivio, in attesa della quarta votazione, è insistere su Marini o trovare un altro nome. Infatti, la partita si gioca proprio al quarto scrutinio, in cui si decide a maggioranza.

Durante la prima votazione c’è anche chi ha voluto fare il simpatico, scrivendo il nome di Raffaello Mascetti nella scheda, il mitico Conte di “Amici miei”, interpretato da Ugo Tognazzi. Conte Mascetti non è altro che l’inventore della “supercazzola prematurata con scappellamento a destra”, un insensato giro di parole in grado di confondere anche l’interlocutore più attento. Ed ecco che sul web si scatenano subito i tormentoni: «Come sarebbe un Presidente della Repubblica che fa una supercazzola alla Merkel o a Putin?». Oppure il fotomontaggio in cui Bersani abbraccia il Conte Mascetti con tanto di didascalia: «Non siam mica qui a prematurare la supercazzola». Ed ecco fatto il parallelo tra la supercazzola di Tognazzi e il politichese di Bersani: un linguaggio oscuro, con parole difficili, tante subordinate, giri di parole, astrazioni e termini specialistici comprensibili solo dagli addetti ai lavori.

Un’altra burla che fa sorridere sono i nomi della soubrette Valeria Marini e del porno attore Rocco Siffredi che sbucano tra le schede. E anche qui gli internauti si scatenano: «Cosa succederà quando Berlusconi scoprirà che Marini si chiama Franco e non Valeria?».

Povera Italia. Meglio farsi una risata.

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it).

Grillo: l’eccesso fa il successo?

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Ormai è noto a tutti: Grillo, che dall’ambiente comico è passato a quello politico, è onnipresente sulla scena mediatica attuale, nonostante non si faccia vedere in tv e non rilasci interviste. Lui esprime il suo pensiero tramite i video e i post del suo blog e i media fanno tutto il resto. Etichettato come il movimento dell’antipolitica, è ormai inevitabile parlare di Grillo. Sia che se ne parli bene, sia che se ne parli male.

È innegabile che Grillo di comunicazione qualcosa ci acchiappa, altrimenti il suo movimento, nato ufficialmente nel 2009, non avrebbe mai avuto tutto questo successo. Si può dire che ha un modo di comunicare tutto particolare e per certi versi unico. Infatti, non parla solo con la voce, ma con tutto il corpo. E la gente lo sente vicino, il destinatario e il destinante della comunicazione sono sul solito livello, il leader assimila la massa e viceversa. Tutto ciò si inserisce bene nel contesto del politainment, della politica mischiata all’intrattenimento:  va precisato però che il ruolo di critica sociale svolto dalla satira di Grillo non è fine a se stesso, ma viene impiegato e sfruttato per sostenere le sue proposte politiche. In questo scenario ibrido di spotpolitik, la sua figura riceve attenzioni e seguito.

La battuta, il turpiloquio, l’offesa, i litigi, le esagerazioni, i nomignoli sono all’ordine del giorno. Il linguaggio di Grillo è enfatico, lui stesso è esagerato: infatti, non parla, ma grida e urla. Non gesticola, ma sbraita (o fa gestacci). Non suda, ma fa un bagno di sudore. Sul palco non cammina, spesso corre. Non è vicino alla gente, ma tra la gente.

Grillo è una maschera, capace di cambiare espressione a seconda delle occasioni. È una maschera che può assumere le forme del comico, del politico, del guro o del santone. È una personalità multiforme e mutevole che ben si adatta all’epoca attuale. Queste contraddizioni e ambivalenze riunite in una sola persona fanno di Grillo un’icona postmoderna che molti italiani (ben il 25% stando alle ultime elezioni) acclamano.

E cosa dire dei soprannomi che ha dato ai politici? Qualche esempio:

Psiconano: Silvio Berlusconi

Gargamella: Pierluigi Bersani

Rigor Montis: Mario Monti

Morfeo: Giorgio Napolitano

Brunettolo: Renato Brunetta

Topo Gigio: Walter Veltroni

Elsa Frignero: Elsa Fornero

Alzheimer: Romano Prodi

Supercazzolaro: Nichi Vendola

Santadeché: Daniela Santanché

Oppure i nomi storpiati delle istituzioni:

Ansia News: Ansa

Pdmenoelle: Partito Democratico

Parlamentarie: primarie via web

O degli eventi politici:

Primarie delle salme: le primarie del 2007

Vaffanculo day (V-day): manifestazione per raccogliere firme al fine di modificare la legge elettorale

In conclusione è proprio il caso di chiedersi… è vero che l’eccesso fa il successo? A voi l’ardua sentenza.

Chi offre di più?

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Cinque, sei, sette… chi offre di più?!

Nel decalogo del giornalista (sentenza n. 18 ottobre 1984, n. 5259) si dice che una notizia deve rispondere a tre requisiti per esser considerata tale:

1) la verità dei fatti (oggettiva o putativa);

2) l’utilità sociale della notizia, cioè l’interesse pubblico che suscita;

3) la continenza formale, ossia la corretta e civile esposizione dei fatti.

In assenza di uno di questi tre requisiti il diritto di cronaca non sussiste e la libera manifestazione del pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione diventa un atto illecito.

Adesso riguardate l’immagine.

Mercificazione del corpo delle donne: quando l’apparenza prende il posto dell’essenza

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Voglio riflettere sull’immagine della donna che ci offrono oggi televisione e giornali. Sempre più spesso si vedono pubblicità con corpi semi nudi, donne prive di ogni personalità e identità assimilate ad oggetti, donne ben truccate, con pelle liscia e un corpo magrissimo. Insomma donne all’apparenza perfette, ma con poca o punta dignità. Tutte queste modelle che invadono le nostre televisioni e i nostri giornali sono rese “perfette” grazie a programmi di fotoritocco (vedi Photoshop).

Nei programmi televisivi vediamo sempre più donne come dame di compagnia, come presenza di quantità e non di qualità, con visi che sembrano maschere, senza qualità reali, visi occultati da ceroni, rossetti e silicone. Donne ridotte a oggetto di desiderio sessuale per gli uomini, donne che si guardano persino attraverso gli occhi degli uomini. Cosa ci dicono questi corpi senza un minimo di autenticità?

La mercificazione del corpo delle donne è purtroppo un tema sempre di attualità. Siamo ormai invasi da facce e corpi photoshoppati che appaiono ovunque e da diversi anni sono entrate nel nostro immaginario collettivo che non ce ne rendiamo neanche più conto. Siamo ormai assuefatti a questi corpi perfetti che la comunicazione di massa ci propone ogni giorno sottoponendoci ad un vero e proprio bombardamento mediatico. E, volenti o nolenti, questi sono i  modelli di riferimento designati dall’era contemporanea.

Anna Magnani, in tutta la sua autenticità, al truccatore che voleva coprire le rughe prima di entrare in scena, diceva: «Lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele». Oggi è ancora così? Il passaggio del tempo viene considerato una vergogna, così il volto si modifica fino a non esprime nessuna tratto autentico, caratteristica che invece doverebbe essere alla base di tutte le relazioni umani. Abbiamo forse paura di mostrare la nostra vulnerabilità? In TV, sui giornali, nelle pubblicità, nessuno mostra più la sua vera faccia.

Il fotoritocco nel settore moda, fashion e make up fa discutere da sempre. L’uso eccessivo di Photoshop da parte di molti brand, di campagne pubblicitarie e dai media veicola un’immagine femminile irreale, una bellezza stereotipata ed estremizzata che ha pesanti ricadute sul senso comune. In particolare sulle giovani ragazze che tentano ad ogni costo di raggiungere simili risultati sottoponendosi a diete estreme fino ad arrivare all’anoressia. Per tutta risposta in televisione, le donne più anziane, ricorrendo alla chirurgia estetica, cercano di stare sempre al passo con le più giovani (molto spesso cadendo persino nel ridicolo).

Se siete interessati all’argomento sulla mercificazione del corpo delle donne consiglio il documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, intitolato appunto Il corpo delle donne. Vale la pena prendersi mezz’ora e guardare il video. Anche se siete uomini.

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it)

True story

La vita è ciò che ti accade mentre stai guardando il tuo smartphone.

iPhone

Via cinismoilustrado.com

Politainment: quando politica e spettacolo diventano un tutt’uno

Il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ieri sera ha partecipato alla trasmissione “Amici di Maria de Filippi” in onda ogni sabato su Canale 5 (clicca qui per vedere il video).

RENZI AD 'AMICI', APPLAUSI E PUBBLICO IN PIEDI

All’apertura della trasmissione Renzi, con giacchetto di pelle, t-shirt e jeans, inizia il suo monologo: «Quando penso alla mia città, penso a un personaggio strano, a Brunelleschi. Un personaggio che tutti consideravano mezzo matto perché continuava ad avere il desiderio profondo di costruire una cupola come non l’aveva mai fatta nessuno». Poi continua dicendo: «Era convinto che potesse stare in piedi. I fiorentini lo guardavano con la faccia un po’ schifata, “guarda che tanto non ti starà in piedi”. Brunelleschi ha avuto il coraggio di insistere, di crederci». Conclude infine rivolgendosi ai partecipanti del programma: «A me piace l’idea che voi ragazzi siate arrivati qui non semplicemente perché siete bravi, ma perché avete fatto fatica, perché il talento è anche fatica, è anche mettersi in gioco». La De Filippi cita Papa Francesco («Non fatevi rubare la speranza»), Renzi rilancia con qualche frase a effetto («Non perdonate i politici che vogliono cancellare il talento, perché si può perdere una battaglia, ma l’importante è non perdere la faccia») e infine lo studio si riempe di applausi e di urla. Una storia perfetta.

Adesso viene da domandarsi cosa ci fa un politico in un talent show (o forse, assuefatti dalle odierne logiche mediatiche, non ci si chiede neanche più). La conduttrice, intenzionata a trasformare il programma ogni anno con novità, ha spiegato che Renzi è solo il primo di una serie di personaggi che saranno invitati in trasmissione perché ritenuti in grado di parlare ai giovani. Questo fatto può certamente far bene ai giovani, ma quanto può giovare alla politica?

Tra critiche e dissensi, Renzi ha commentato così la sua partecipazione ad Amici: «Sinceramente tutta la polemica che c’è stata su Amici non la capisco. Alcuni hanno detto che io posso andare ovunque ma non da Amici oppure alcuni radical chic che mi dicono “come ti permetti di parlare al pubblico di Amici”, come se gli italiani che guardano Amici fossero un po’ meno italiani dei radical chic che contestano». Poi, sostenendo di non aver fatto un’omelia di 70 ore ma un semplice discorso di 3 minuti, aggiunge: «Non mi sono mica messo in tutù!».

Un politico ospite a un talent show, uno storytelling coinvolgente che fa salire gli ascolti della trasmissione e aumentare la popolarità del politico di turno. Politica e intrattenimento si mescolano, diventano un tutt’uno. Si chiama politainment, un termine inglese che unisce la politica (politics) e l’intrattenimento (entertainment). Si sa, ormai l’informazione e la politica sono succubi della televisione e ancor di più dei social network, i quali dettano l’agenda giornaliera delle notizie più rilevanti da portare all’attenzione del grande pubblico di massa.

Siamo immersi nell’informazione spettacolo che, seguendo le strategie dello scoop e della sovraesposizione dei sentimenti, mescola più generi in un unico programma televisivo (non a caso oggiogiorno un genere televisivo molto seguito è il talk show, come il salotto pomeridiano della D’Urso o l’Arena domenicale di Giletti).

Naturalmente, il re del politainment è Beppe Grillo, il prestato alla politica che inizia dalla carriera di comico per finire poi a Palazzo Chigi. Ma questa è un’altra storia.

E se le idee si sostituiscono alla risata, il dialogo pacifico agli insulti, le parole alle grida, la gestualità ai gestacci… dove andremo a finire? Daniele Silvestri cantava: «Più in basso di così c’è solo da scavare».

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it)