Grillo: l’eccesso fa il successo?

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Ormai è noto a tutti: Grillo, che dall’ambiente comico è passato a quello politico, è onnipresente sulla scena mediatica attuale, nonostante non si faccia vedere in tv e non rilasci interviste. Lui esprime il suo pensiero tramite i video e i post del suo blog e i media fanno tutto il resto. Etichettato come il movimento dell’antipolitica, è ormai inevitabile parlare di Grillo. Sia che se ne parli bene, sia che se ne parli male.

È innegabile che Grillo di comunicazione qualcosa ci acchiappa, altrimenti il suo movimento, nato ufficialmente nel 2009, non avrebbe mai avuto tutto questo successo. Si può dire che ha un modo di comunicare tutto particolare e per certi versi unico. Infatti, non parla solo con la voce, ma con tutto il corpo. E la gente lo sente vicino, il destinatario e il destinante della comunicazione sono sul solito livello, il leader assimila la massa e viceversa. Tutto ciò si inserisce bene nel contesto del politainment, della politica mischiata all’intrattenimento:  va precisato però che il ruolo di critica sociale svolto dalla satira di Grillo non è fine a se stesso, ma viene impiegato e sfruttato per sostenere le sue proposte politiche. In questo scenario ibrido di spotpolitik, la sua figura riceve attenzioni e seguito.

La battuta, il turpiloquio, l’offesa, i litigi, le esagerazioni, i nomignoli sono all’ordine del giorno. Il linguaggio di Grillo è enfatico, lui stesso è esagerato: infatti, non parla, ma grida e urla. Non gesticola, ma sbraita (o fa gestacci). Non suda, ma fa un bagno di sudore. Sul palco non cammina, spesso corre. Non è vicino alla gente, ma tra la gente.

Grillo è una maschera, capace di cambiare espressione a seconda delle occasioni. È una maschera che può assumere le forme del comico, del politico, del guro o del santone. È una personalità multiforme e mutevole che ben si adatta all’epoca attuale. Queste contraddizioni e ambivalenze riunite in una sola persona fanno di Grillo un’icona postmoderna che molti italiani (ben il 25% stando alle ultime elezioni) acclamano.

E cosa dire dei soprannomi che ha dato ai politici? Qualche esempio:

Psiconano: Silvio Berlusconi

Gargamella: Pierluigi Bersani

Rigor Montis: Mario Monti

Morfeo: Giorgio Napolitano

Brunettolo: Renato Brunetta

Topo Gigio: Walter Veltroni

Elsa Frignero: Elsa Fornero

Alzheimer: Romano Prodi

Supercazzolaro: Nichi Vendola

Santadeché: Daniela Santanché

Oppure i nomi storpiati delle istituzioni:

Ansia News: Ansa

Pdmenoelle: Partito Democratico

Parlamentarie: primarie via web

O degli eventi politici:

Primarie delle salme: le primarie del 2007

Vaffanculo day (V-day): manifestazione per raccogliere firme al fine di modificare la legge elettorale

In conclusione è proprio il caso di chiedersi… è vero che l’eccesso fa il successo? A voi l’ardua sentenza.

2 thoughts on “Grillo: l’eccesso fa il successo?

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