Enrico Letta: più sobrio del sobrio

Che parole usereste per descrivere il linguaggio del neo Presidente del Consiglio Enrico LettaSobrietà, forse non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.

Assemblea Nazionale del PD

Non è facile fare un’analisi del linguaggio politico di Letta, perché questo è in bilico tra passato e presente (futuro sarebbe troppo azzardato), tra e politichese e Twitter factor, tra astrattezza e chiarezza, tra TV e sobrietà, tra Vespa e Fazio (in realtà Porta a Porta se lo è risparmiato. Per ora).

Berlusconi è politainment, Grillo è l’eccesso e la protesta, Bersani il politichese, Renzi è il nuovo che avanza, Bossi è il turpiloquio, Monti è il sobrio. E Letta è più sobrio del sobrio. La differenza tra Monti e Letta? Che il primo non sapeva comunicare (né in Italia, né all’estero e nemmeno con i fogli sotto gli occhi), mentre il secondo almeno ci prova.

Lo dice lui stesso: «Concretezza, serietà e rispetto reciproco. Ora tutti facciamo parte di una squadra. Chiedo una grandissima attenzione nella sobrietà sull’organizzazione del lavoro. Se facciamo così, vincerà il Paese». Il campo semantico della sobrietà ricorre sempre: ha spesso infarcito i suoi discorsi con parole come franchezza, lealtà, buon senso, serietà, rispetto, chiarezza. Infatti, parla di «regole di linguaggio improntate sulla franchezza e lealtà reciproca».

Spesso il suo linguaggio riflette il suo comportamento sobrio fino a farlo diventare quasi trasparente. Forse ciò che gli occorre è un po’ più di concretezza. Infatti, c’è chi pensa che sia «inverosimile che il libro dei sogni del signor Letta diventi realtà». È quanto scrive il Financial Times sul governo del nuovo Premier. L’anti-austerità sembra un mondo utopico persino agli inglesi che ci osservano a distanza. Letta bocciato in partenza dalla giuria estera.

Pochi giorni fa, parlando del nuovo esecutivo, Letta ha detto: «È una decisione che ci è parsa di buon senso per superare problemi che ci sono e che non si risolvono con la bacchetta magica: per lavorare abbiamo bisogno di regole. Su questo punto non aggiungerò altro, spero che parlino i fatti». In questo caso si mescola un non poter fare (citando il tema della bacchetta magica più volte utilizzato da Bersani pre e post Primarie) a un voler fare, augurandosi che parlino i fatti al posto delle parole. Ancora però è troppo presto per parlare della reale fattività del leader. C’è molta comunicazione, ma poca sostanza. Le premesse (forse) ci sono, non ci resta che aspettare per giudicare. Intanto PD e PDL sono stati in un’abbazia a “fare spogliatoio”… è davvero questo il cammino verso la Terza Repubblica?

E se da una parte il linguaggio astratto ricorda i democristiani della Prima Repubblica, la comunicazione più efficace di Letta si vede quando utilizza Twitter: è molto attivo sul social network del pennuto e ha molti followers. In 140 caratteri esprime la sua comunicazione più genuina. È giovane e ha capito come sfruttare i social media del momento che ormai sono il primo biglietto da visita oltre i confini dell’Italia.

Inoltre usa spesso metafore. Prima su tutti la metafora calcistica che esprime tutta la sua fede per lo sport. Ha parlato spesso di governo come squadra. E se Berlusconi “scendeva in campo” nel ’94, Monti “saliva in politica”, Vendola voleva “riaprire la partita”, Letta vuole “fare spogliatoio” e Renzi consiglia di “non sbagliare il rigore”. Intanto i politici si ritrovano a giocare una partita truccata e gli italiani stanno a guardare.

Non è concesso il rimborso del biglietto.

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it)

4 thoughts on “Enrico Letta: più sobrio del sobrio

  1. Non per demoralizzare nessuno, ma credo che di concreto nella politica ci sia ben poco…..Niccolò Macchiavelli diceva…”Governare è far credere”……..sin dall’antica Roma la politica è sempre stata uno strumento utilizzato dai ricchi, dai potenti per placare, plagiare e far sperare il popolino.. e ottenere consensi per fare i propri interessi………..son passati più di 2000 anni…e niente è cambiato di una virgola….del resto “La politica non è altro che un modo per fare il proprio interesse fingendo di fare il bene comune, è una disonesta dissimulazione” Carl William Brown.

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    • Caro Matteo, denigrare la politica di questi tempi è facile, lo so. Però voglio risponderti anch’io con una citazione:

      «Io vi dico di amare più che rispettare la politica, è la cosa più alta per organizzare la pace, la serenità e il lavoro».
      (Roberto Benigni)

      Volenti o nolenti, il nostro Paese è impregnato di politica, questa fa parte di ogni aspetto della vita: organizza il lavoro, le scuole, le famiglie, il nostro futuro. È qualcosa che ci riguarda e non possiamo restare indifferenti né tanto meno disprezzarla. Se tutti, politici e cittadini, avessero amato la politica, a quest’ora forse la situazione attuale in Italia sarebbe stata ben differente.

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