Politica e sessismo

MODA FEMMINILE, SFILATA DI COSTUMI DA BAGNO

Modelle bellissime, passerella, bikini griffati, stilisti, sfilate e politica. Non è il gioco “trova l’intruso”, ma soltanto l’ultima trovata del designer Jerry Tommolini, il quale ha fatto sfilare tre modelle con costumi da bagno con la scritta sul retro “We want Renzi”. Tv e giornali ormai oggi sono sorpassati e l’endorsement politico si fa addirittura in passerella.

È solo un modo efficace per far discutere e per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, direte voi. Certo! Ma facciamo un esperimento.

Questo “giochino” è ciò che il linguista Hjelmslev chiama “prova di commutazione”: verificare se la sostituzione di un elemento sul piano dell’espressione comporta una differenza sul piano del contenuto, o viceversa. Esempio pratico: se nella parola “lana” si sostituisce la /l/ con la /s/, o con la /r/, si ottengono le parole “sana” e “rana”. Ciò significa che modificando il piano dell’espressione (una lettera), cambierà di conseguenza anche il significato di quella parola.

Adesso torniamo alle “Renzine” e immaginate se al posto di quelle tre ragazze ci fossero stati dei modelli. Uomini al posto delle donne. Ed ecco che il significato cambia, il modo di vedere la trovata pubblicitaria di turno non è più lo stesso. Se dei modelli avessero avuto la scritta “We want Renzi” sul loro posteriore sarebbe stato paradossale, ridicolo e in qualche modo inaccettabile. Insomma, sarebbe risultato un po’ bizzarro agli occhi nel nostro banale immaginario collettivo.

E perché accade questo? Ancora una volta c’è di mezzo il sessismo, i soliti stereotipi e la mercificazione del corpo delle donne. Cosa si può definire sessista? «È sessista – spiega Annamaria Testa – una campagna che usa il corpo femminile come strumento di appeal sessuale per promuovere in modo non pertinente un prodotto (un pannello solare, un cibo, un programma software). Ma è sessista anche usare in maniera intensiva stereotipi che riducono l’identità delle donne all’essere “casalinghe” e basta. È sessista la comunicazione che non mostra le donne come persone ma solo come automi che curano la casa e seducono».

In queste ore, il “prodotto Renzi” che viene promosso e sponsorizzato dai corpi delle donne è apparso su tutte le più importanti testate giornalistiche. Ma si può dire che l’obiettivo è stato raggiunto?

Forse no. Forse il pubblico non recepisce neanche più trovate di questo genere. Forse siamo assuefatti alle immagini di corpi seminudi a cui i mezzi di comunicazione di massa ci espongono ogni giorno. Forse siamo immuni da quell’indignazione e quella repulsione che dovremmo provare. E forse, a pensarci bene, è proprio questo ciò che spaventa di più.

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Berlusconi, il ritorno

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Ci sarebbero tanti elementi da poter discutere per poter analizzare al meglio il discorso fatto ieri da Silvio Berlusconi per rilanciare Forza Italia. Ho quindi cercato di riassumerli in questo elenco:

  • Incipit: siamo amici, siamo come una grande famiglia, ci vogliamo tutti bene.
  • Equazione del benessere: liberalismo = «meno Stato, meno spesa pubblica, meno tasse».
  • Sinistra (il male) VS destra (il bene). Contrapposizione dicotomica nemici VS amici. Un soggetto si contrappone a un anti-soggetto per rendere la narrazione più semplice da capire/ricordare (ma in questo modo se ne limita la comprensione).
  • Le tasse sono un «bombardamento fiscale». Metafora della guerra, dunque negativa.
  • Noi inclusivo: «siamo precipitati in una crisi economica senza precedenti», «(crisi) che minaccia il nostro benessere e il nostro futuro», «(tassazione che) sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese». Siamo tutti sulla stessa barca, siamo uniti in questo momento difficile.
  • Magistratura: aiutante dell’anti-soggetto, cioè della sinistra: «Questa magistratura […] credeva di aver spianato definitivamente la strada del potere alla sinistra».
  • «Successe invece quel che sapete: un estraneo alla politica, un certo Silvio Berlusconi, scese in campo»: scesa in campo dell’eroe, del paladino chiamato dai cittadini per risollevare il Paese. Richiamo al mondo del calcio (“scendere in campo”).
  • «Ero io»: etica della responsabilità e stile soggettivante (proietta nel discorso parte della sua identità, l’enunciatore si manifesta in modo più marcato ed esplicito).
  • Dichiarazione pubblica di innocenza (è entrato in casa di milioni di italiani a reti unificate, doveva dirlo): «Io non ho commesso alcun reato, io non sono colpevole di alcunché, io sono innocente, io sono assolutamente innocente».
  • «E sono davvero convinto di aver fatto del bene all’Italia, da imprenditore, da uomo di sport, da uomo di Stato»: immagine del politico tutto fare (politico, uomo d’affari, sportivo, ecc. Mentre le foto incorniciate dietro di sé con figli e nipoti ci ricordano che è anche un buon marito e un padre di famiglia).
  • Call to action, chiamata dei cittadini all’azione, mobilitazione delle masse: «Per questo, adesso, sono qui per chiedere a voi, a ciascuno di voi, di aprire gli occhi, di reagire e di scendere in campo per combattere questa sinistra e per combattere l’uso della giustizia a fini di lotta politica». Enfasi sul destinatario (reiterazione del “voi”).
  • «Avete il dovere di fare qualcosa di forte e di grande per uscire dalla situazione in cui ci hanno precipitati»: senso di responsabilità, dover fare.
  • Noi inclusivo e appello a ribellarsi: «È arrivato quindi davvero il momento di svegliarci, di preoccuparci, di ribellarci, di indignarci, di reagire, di farci sentire».
  • Forza Italia: valorizzata euforicamente con nomi e aggettivi positivi.
  • «Per questo vi dico: scendete in campo anche voi. Per questo ti dico: scendi in campo anche tu, con Forza Italia» e lo dice con l’indice verso la telecamera, a mo’ di Zio Sam (per ridurre la distanza emittente-destinatari).
  • «Diventa anche tu un missionario di libertà»: arruolamento nell’esercito di Silvio («I want you», vedi punto precedente).
  • «Io sarò sempre con voi, al vostro fianco, decaduto o no»: B. si mostra come un padre protettore (o è una minaccia?!).
  • Nota finale: «Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero»: tema religioso per strizzare l’occhio anche all’elettorato cattolico.

Cosa c’è di nuovo? Niente! I concetti, le frasi e gli slogan sono sempre gli stessi. La faccia (tirata dai lifting) pure! I soliti ingredienti triti e ritriti di vent’anni fa. Ed è proprio su questo che fa leva Berlusconi, sull’inguaribile Italia nostalgica. Il ritorno del passato, soprattutto nei momenti di crisi e in un Paese composto per lo più da anziani, è rassicurante. Far resuscitare Forza Italia, far rivivere un partito del passato, richiama la nostalgia dei bei tempi andati. «Si stava meglio quando si stava peggio», dicono i nostri nonni.

E allora ti fermi un attimo a pensare, sospiri e ti accorgi che tutto sommato non è poi cambiato molto rispetto a vent’anni fa. Ma in fin dei conti sai che «the show must go on»… nonostante tu conosca già tutte le battute.

Auto usata

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Pochi giorni fa Demos ha condotto un sondaggio per il quotidiano La Repubblica sul clima politico italiano e sugli orientamenti elettorali. Dalle percentuali emerge che Matteo Renzi si colloca al primo posto nelle preferenze degli italiani: il 32,8% lo vorrebbe come prossimo Presidente del Consiglio. Alle sue spalle Enrico Letta con il 17,2%, seguono Silvio Berlusconi (8,1%), Mario Monti (6,7%), Angelino Alfano (6,6%) e infine Beppe Grillo (4,5%).

Ma cosa ha portato gli elettori a preferire un politico rispetto a un altro? Naturalmente la risposta dipende in gran parte dalle caratteristiche che compongono il leader (la sua immagine, le sue doti comunicative, le sue azioni concrete, le sue competenze, il suo sapere, il suo carisma, ecc.). C’è però da aggiungere che tutta la partita si gioca sul piano della credibilità e della fiducia che l’opinione pubblica ripone nella propria “guida”.

Il tema della fiducia è un elemento essenziale del rapporto tra politica e cittadinanza. È certamente importante credere a “ciò che dice qualcuno”, ma oggigiorno si è più portati a credere (o non credere) a “colui che dice qualcosa”, perché ci si basa sulla coerenza e la credibilità che quel leader politico veicola attraverso la sua immagine e, sulle basi di questo, formuliamo previsioni su come si comporterà o giudizi con cui interpretare il suo frame di riferimento, la sua cornice di senso allʼinterno della quale agirà e grazie alla quale possiamo comprendere i suoi comportamenti e fare inferenze sulla sua identità. Ed e proprio grazie a questa relazione diretta e personale del politico con i cittadini che si contratta la fiducia di questʼultimi.

La credibilità dipende da diverse componenti che il politico cerca di sostenere (soprattutto in campagna elettorale) per poter mantenere la legittimazione del proprio ruolo. Le ho riassunte di seguito.

1) Attendibilità: il politico sa fare il suo mestiere e sa risolvere i problemi? Ci sono prove verificabili?

2) Responsabilità: il politico è capace di realizzare praticamente quello che propone? Agisce per il bene della comunità?

3) Affidabilità: qual è il rapporto tra politico ed elettori? Il politico tiene davvero a ciò che dice o lo dice solo per convincere gli elettori?

4) Reputazione: posso fidarmi di questo politico? Posso certificarne lʼautorevolezza?

In poche parole, i cittadini non dovrebbero far altro che rispondere alla domanda: «Comprereste unʼauto usata da questʼuomo?». Domanda diventata famosa nella storia dalla campagna elettorale statunitense Kennedy vs Nixon per misurare la fiducia che lʼelettorato riponeva nei politici.

Riportando tutto quanto detto al panorama politico italiano attuale… voi, da chi comprereste l’auto usata?! Forse i mezzi pubblici sono l’unica alternativa attualmente possibile.

(Questo articolo, un po’ modificato, è stato pubblicato anche su 055firenze.it)

La stupidità ci perseguita

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Teju Cole, giovane scrittore promessa statunitense di origine nigeriana, ha pubblicato il dizionario dei luoghi comuni in cui fa a pezzi cliché, banalità, conformismi intellettuali, pregiudizi e idee “giuste”. Questa lista di parole è una denuncia contro il pensiero automatico, contro la creazione standard dei pensieri. Secondo questo geniale autore «ci sono troppe formule standard nella nostra lingua. Queste si sostituiscono al pensiero, ma noi le pronunciamo ogni volta – per pigrizia, pregiudizio o ipocrisia – come se fossero una nuova intuizione». Così Cole, ispirandosi a Gustave Flaubert che aveva già fatto qualcosa di simile nel 1850, ha stilato il suo elenco di definizioni ironiche (che ho tradotto e riportato di seguito).

I luoghi comuni non conoscono barriere, sono la cosa più facile da esportare a giro per il mondo. Ma che noia avere tutte idee simili, pensare per automatismi, senza mai aggiungere un pizzico di creatività, senza mai dissentire. Certo, le nuove tecnologie e i social network in particolare, ci portano verso una cultura del consenso, in cui tutti sono d’accordo con tutti (ne avevo già parlato qui). Ma per fortuna ogni tanto c’è qualcuno che ci ricorda e ci rinfaccia, con ironia, la nostra stupidità e i nostri conformismi.

«Stupidity stalks us all», dice Teju Cole. La stupidità ci perseguita. Niente di più vero.

Africa: un Paese. Povero ma felice. Emergente.

Mandorla: tutti gli occhi sono a forma di mandorla.

Giornali: lamentarne la progressiva scomparsa. In realtà non comprarne nessuno.

Artigiano: un falegname, a Brooklyn.

Tramonto: bello. Come un quadro. Da postare su Instagram con l’hashtag #nofiltro.

Bambini: l’unica giustificazione per la politica. Dire sempre: “I nostri bambini”. Quelli senza bambini non hanno interesse a migliorare la società.

Australiani: estremamente in forma. Immuni al dolore. Se ne incontri uno, dire “da Foster”. L’intero Paese non è altro che spiagge.

Blu: il colore della purezza. Innumerevoli annunci misteriosi sono dedicati a pastiglie e assorbenti che assorbono liquido blu.

Caffè: dichiarare che quello di Starbucks è imbevibile. Comprarlo da Starbucks.

Coraggioso: condannato.

Crisi: ricordare che è composta dai caratteri cinesi “opportunità” e “pericolo”.

Razzismo: termine obsoleto, significato sconosciuto.

Seno: non è una questione da prendere alla leggera. Uno sguardo in televisione è sufficiente a distruggere un’infanzia. (Vedere la voce “bambini”).

Buddismo: la via della pace.

Ateismo: culto squilibrato di fanatici violenti.

Cesare: “veni , vidi, vici“. Per iniziare una conversazione riguardo la pronuncia.

Cinesi: chiedersi a cosa pensano.

Caramellato: termine usato per descrivere la pelle delle donne nere. Nessun altro significato noto.

Cristianesimo: la pace sulla Terra.

Chiarimento: inversione.

Comunità: seguita da “neri”. I bianchi, privi di comunità, devono accontentarsi di una proprietà.

Crimine: le attività illegali che coinvolgono i più piccoli importi di denaro.

Diversità: ovviamente auspicabile, entro certi limiti. Menzionare il vostro servizio nel corpo di pace.

Uova: dire sempre “non si può fare una frittata senza rompere le uova” appena si comincia a parlare di guerra.

Emigrati: immigrato ebreo.

Evoluzione: solo una teoria.

Fascismo: sempre seguito da “strisciante”.

Femministe: stupende, in teoria.

Pesce: un vegetale.

Tedeschi: quando si guarda il calcio “mai sottovalutare i tedeschi”.

Harvard: fonte di studi citati dalla BBC. Mai dire “sono andato a Harvard”. Dire “mi sono formato nella zona di Boston”.

Haute couture: dichiarare sempre che è fatta da uomini gay per ragazze giovani. Aspettare ore per vedere mostre di moda al Met.

Esilarante: mai dire semplicemente “divertente”.

Hip hop: l’old school hip hop, ovvero tutto ciò che era popolare quando avevi diciannove anni, è grandioso. Tutto ciò che viene dopo è intollerabile.

Hipster: uno che ha un odio irrazionale per gli hipsters.

India: introdurre il più rapidamente possibile nella conversazione la propria tolleranza o avversione per il cibo speziato. “Terra di contrasti”.

Internet: una perdita di tempo. Avere una lunga discussione online con chiunque non sia d’accordo.

Islam: religione di pace.

Giappone: misterioso. Sempre “i giapponesi”. Citare Murakami.

Proust: nessuno lo legge. Lo si rilegge, preferibilmente in vacanza.

Letteralmente: giura che preferisci morire piuttosto che usare “letteralmente” come intensificatore.

Autorevole: grosso libro, scritto da un uomo.

Uomini: dire sempre “tutti i migliori sono gay o fidanzati” in modo da farlo sentire a quelli singles.

Migranti: immigrato messicano.

Nietzsche: dire “Nietzsche dice che Dio è morto”, ma se qualcuno lo dice prima di te, allora dire “Dio dice che Nietzsche è morto”.

Parigi: romantica, nonostante i camerieri scortesi e i turisti giapponesi. Non ti piace semplicemente, la “adori”.

Poeta: sempre seguito da “pubblicato”. Funzione sconosciuta.

Carina: su Facebook, per indicare una donna poco attraente.

Giochi di parole: dire sempre “senza giochi di parole” per attirare l’attenzione sul gioco di parole.

Reggae: purtroppo c’è solo un album.

Scandalo: se politico, stupirsi che le persone siano stupite. Se sessuale, definirlo una distrazione, ma cercarne i dettagli.

Intervento: sempre “chirurgico” (vedi la voce “uova”).

Tv: molto migliorata. Meglio dei romanzi. Se qualcuno dice The wire rispondere I Soprano, e viceversa.

Notevole: ogni opera che conferma i propri pregiudizi.

Tour de force: un film più lungo di due ore e mezzo e non in inglese.

Valori: “dobbiamo fare qualunque cosa per difendere i nostri valori”. Dirlo prima di distruggerli.

Yeats: autore di due citazioni.

Verginità: un’ossessione in Iran e nell’industria dell’olio d’oliva. Può essere persa, come un portafogli.