Berlusconi, il ritorno

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Ci sarebbero tanti elementi da poter discutere per poter analizzare al meglio il discorso fatto ieri da Silvio Berlusconi per rilanciare Forza Italia. Ho quindi cercato di riassumerli in questo elenco:

  • Incipit: siamo amici, siamo come una grande famiglia, ci vogliamo tutti bene.
  • Equazione del benessere: liberalismo = «meno Stato, meno spesa pubblica, meno tasse».
  • Sinistra (il male) VS destra (il bene). Contrapposizione dicotomica nemici VS amici. Un soggetto si contrappone a un anti-soggetto per rendere la narrazione più semplice da capire/ricordare (ma in questo modo se ne limita la comprensione).
  • Le tasse sono un «bombardamento fiscale». Metafora della guerra, dunque negativa.
  • Noi inclusivo: «siamo precipitati in una crisi economica senza precedenti», «(crisi) che minaccia il nostro benessere e il nostro futuro», «(tassazione che) sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese». Siamo tutti sulla stessa barca, siamo uniti in questo momento difficile.
  • Magistratura: aiutante dell’anti-soggetto, cioè della sinistra: «Questa magistratura […] credeva di aver spianato definitivamente la strada del potere alla sinistra».
  • «Successe invece quel che sapete: un estraneo alla politica, un certo Silvio Berlusconi, scese in campo»: scesa in campo dell’eroe, del paladino chiamato dai cittadini per risollevare il Paese. Richiamo al mondo del calcio (“scendere in campo”).
  • «Ero io»: etica della responsabilità e stile soggettivante (proietta nel discorso parte della sua identità, l’enunciatore si manifesta in modo più marcato ed esplicito).
  • Dichiarazione pubblica di innocenza (è entrato in casa di milioni di italiani a reti unificate, doveva dirlo): «Io non ho commesso alcun reato, io non sono colpevole di alcunché, io sono innocente, io sono assolutamente innocente».
  • «E sono davvero convinto di aver fatto del bene all’Italia, da imprenditore, da uomo di sport, da uomo di Stato»: immagine del politico tutto fare (politico, uomo d’affari, sportivo, ecc. Mentre le foto incorniciate dietro di sé con figli e nipoti ci ricordano che è anche un buon marito e un padre di famiglia).
  • Call to action, chiamata dei cittadini all’azione, mobilitazione delle masse: «Per questo, adesso, sono qui per chiedere a voi, a ciascuno di voi, di aprire gli occhi, di reagire e di scendere in campo per combattere questa sinistra e per combattere l’uso della giustizia a fini di lotta politica». Enfasi sul destinatario (reiterazione del “voi”).
  • «Avete il dovere di fare qualcosa di forte e di grande per uscire dalla situazione in cui ci hanno precipitati»: senso di responsabilità, dover fare.
  • Noi inclusivo e appello a ribellarsi: «È arrivato quindi davvero il momento di svegliarci, di preoccuparci, di ribellarci, di indignarci, di reagire, di farci sentire».
  • Forza Italia: valorizzata euforicamente con nomi e aggettivi positivi.
  • «Per questo vi dico: scendete in campo anche voi. Per questo ti dico: scendi in campo anche tu, con Forza Italia» e lo dice con l’indice verso la telecamera, a mo’ di Zio Sam (per ridurre la distanza emittente-destinatari).
  • «Diventa anche tu un missionario di libertà»: arruolamento nell’esercito di Silvio («I want you», vedi punto precedente).
  • «Io sarò sempre con voi, al vostro fianco, decaduto o no»: B. si mostra come un padre protettore (o è una minaccia?!).
  • Nota finale: «Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero»: tema religioso per strizzare l’occhio anche all’elettorato cattolico.

Cosa c’è di nuovo? Niente! I concetti, le frasi e gli slogan sono sempre gli stessi. La faccia (tirata dai lifting) pure! I soliti ingredienti triti e ritriti di vent’anni fa. Ed è proprio su questo che fa leva Berlusconi, sull’inguaribile Italia nostalgica. Il ritorno del passato, soprattutto nei momenti di crisi e in un Paese composto per lo più da anziani, è rassicurante. Far resuscitare Forza Italia, far rivivere un partito del passato, richiama la nostalgia dei bei tempi andati. «Si stava meglio quando si stava peggio», dicono i nostri nonni.

E allora ti fermi un attimo a pensare, sospiri e ti accorgi che tutto sommato non è poi cambiato molto rispetto a vent’anni fa. Ma in fin dei conti sai che «the show must go on»… nonostante tu conosca già tutte le battute.

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