Le parole sono importanti

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Facciamo un esperimento, provate a fare quel che vi dico: non pensate all’elefante! Sì, dico, sul serio, non pensate all’elefante! Non ci riuscite vero? È davvero complicato chiedere di non pensare a qualcosa, perché, nonostante gli sforzi per scacciare l’immagine dalla mente, questa vi si presenterà nuovamente in testa. L’elefante sta lì, fermo, immobile, beffardo. Non se ne va. E sapete perché? Ce lo spiega George Lakoff, docente di scienze cognitive e linguistica all’Università di Berkeley, nel suo libro Don’t think of an elephant!. Prendendo come esempio un elefante per l’appunto, simbolo dei repubblicani americani, racconta come la destra sia capace di comunicare efficacemente i propri valori fondamentali, mentre la sinistra no. Tutto questo per dimostrare l’importanza delle parole e della comunicazione (soprattutto) nell’ambiente politico. Tutti, anche stando zitti e muti, comunichiamo, perché è impossibile non comunicare, ma la questione centrale è: che cosa comunichiamo?

Analizzando le campagne elettorali statunitensi, Lakoff scrive: «Ricordarsi di non pensare all’elefante. Se accettate il loro linguaggio e i loro frame e vi limitate a controbattere, sarete sempre perdenti perché rafforzerete il loro punto di vista. […] Essere attivi, non reattivi. Giocare all’attacco, non in difesa. Cercate di modificare i frame, ogni giorno, su tutti i problemi. Non limitatevi a dire quello che pensate. Usate i vostri frame, non i loro, perché corrispondono ai valori in cui credete».

In pratica, bisogna stare attenti a non limitarsi a negare i frame degli avversari, ma bisogna costruire sempre una propria prospettiva e cercare di evitare di appiattirsi alla visione del mondo degli antagonisti. In questo modo, comunicando efficacemente i propri valori e la propria morale, i democratici riuscirebbero a raggiungere più facilmente il proprio elettorato ed i risultati sarebbero sicuramente migliori di quelli sino ad oggi ottenuti.

Quando ho letto questo libro mi son subito resa conto di quanto potesse essere facile applicarlo anche alla politica italiana. Se Obama sembra proprio aver assimilato bene la lezione di Lakoff, Bersani, ad esempio, non ha nemmeno intravisto il libro per sbaglio (lo dimostrano la serie di sconfitte collezionate). Oppure prendiamo il Sindaco più in auge del momento, Matteo Renzi. Quando va ai talent show o sui rotocalchi a fare “Renzie” non sta presentando uno stereotipo tanto caro alla destra, cioè proprio a quell’opposizione che vorrebbe negare? La nostra sinistra sembra proprio che ci stia dicendo: “Mi raccomando, non pensate all’elefante!”.

Divisa, frammentata, disgiunta, senza una guida, a-centrica… c’è sempre qualcosa che non va in questa sinistra italiana. I politici ormai non fanno altro che andare in TV a dire quello che non va o quello che non hanno fatto. E si sa, per andare avanti (e magari vincere anche le elezioni) non basta una buona comunicazione, ci vogliono anche contenuti, proposte concrete, soluzioni. Ma certamente le parole sono importanti.

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«Non siam mica qui a prematurare la supercazzola»

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AAA Presidente della Repubblica cercasi.

Sono ora in corso le votazioni per la nomina al Colle. Per ora niente di fatto durante il primo e il secondo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. La prima votazione finisce con una fumata nera. Franco Marini non raggiunge il quorum dei due terzi, nonostante l’appoggio ufficiale di 4 forze politiche in Parlamento (Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega Nord).

E anche la seconda votazione è stata inconcludente, come probabilmente anche la terza che avverrà domani. Infatti Pd, Pdl e Scelta Civica lasceranno la scheda bianca, mentre la Lega Nord non parteciperà neanche al voto. Il bivio, in attesa della quarta votazione, è insistere su Marini o trovare un altro nome. Infatti, la partita si gioca proprio al quarto scrutinio, in cui si decide a maggioranza.

Durante la prima votazione c’è anche chi ha voluto fare il simpatico, scrivendo il nome di Raffaello Mascetti nella scheda, il mitico Conte di “Amici miei”, interpretato da Ugo Tognazzi. Conte Mascetti non è altro che l’inventore della “supercazzola prematurata con scappellamento a destra”, un insensato giro di parole in grado di confondere anche l’interlocutore più attento. Ed ecco che sul web si scatenano subito i tormentoni: «Come sarebbe un Presidente della Repubblica che fa una supercazzola alla Merkel o a Putin?». Oppure il fotomontaggio in cui Bersani abbraccia il Conte Mascetti con tanto di didascalia: «Non siam mica qui a prematurare la supercazzola». Ed ecco fatto il parallelo tra la supercazzola di Tognazzi e il politichese di Bersani: un linguaggio oscuro, con parole difficili, tante subordinate, giri di parole, astrazioni e termini specialistici comprensibili solo dagli addetti ai lavori.

Un’altra burla che fa sorridere sono i nomi della soubrette Valeria Marini e del porno attore Rocco Siffredi che sbucano tra le schede. E anche qui gli internauti si scatenano: «Cosa succederà quando Berlusconi scoprirà che Marini si chiama Franco e non Valeria?».

Povera Italia. Meglio farsi una risata.

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it).