Le isotopie del linguaggio politico

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Quali sono le parole chiave della politica italiana? Ce lo fa notare Naomi O’Leary, corrispondente della nota agenzia stampa Reuters. Infatti, la giornalista ha provato a tradurre e spiegare per il pubblico statunitense le keywords presenti in modo più frequente nel linguaggio dei nostri politici. Ciò che le è venuto fuori è un simpatico articolo (ma sì, ridiamoci su) dal titolo «From “bunga bunga” to “pianists” – Italy’s political slang» e sottotitolo (traduco io): «Un’enciclopedia del gergo politico italiano ha messo in luce un mondo colorato e bizantino in cui legislatori e giornalisti parlano un linguaggio che non troverete in nessun comune dizionario».

Ed è vero, alcuni di questi termini non riusciremmo certo a trovali su un semplice dizionario, ma sono parole che ormai sono entrate ufficialmente a far parte del nostro linguaggio. Così, ho deciso di fare una prova e di suddividere questi termini in “categorie”, o meglio, in “isotopie”.

Se vi state chiedendo cos’è un’isotopia continuate a leggere, altrimenti, se ne avete già sentito parlare, passate al paragrafo successivo. In semiotica, un’isotopia (dal latino iso = uguale, topos = luogo) è «un insieme di categorie semantiche ridondanti che rendono possibile la lettura uniforme di una storia». Un’isotopia definisce un percorso di lettura omogeneo, poggiando sulla ripetizione di elementi semantici, in modo da indirizzare le attese del lettore. Come spiega Umberto Eco, la funzione delle isotopie è quella di facilitare l’interpretazione dei discorsi o dei testi e di individuare «la coerenza di un percorso di lettura».

In pratica, riprendendo le parole chiave tradotte dalla giornalista della Reuter e incasellandole nelle varie isotopie, è possibile farsi un’idea di come ci vedono al di là dei confini italiani, ovvero come viene considerato il linguaggio dei nostri politici e quali sono i temi di interesse maggiormente discussi nel dibattito politico.

Il linguaggio utilizzato riflette la politica odierna del nostro Belpaese? Eccome! Ecco infatti le isotopie che (ahimé) mi sono venute fuori: isotopia degli scandali sessuali, isotopia dell’inganno e dei privilegi, isotopia della crisi economica, isotopia dell’antipolitica.

Qui di seguito la lista delle parole con la traduzione in inglese proposta dalla giornalista (ma merita leggere tutto l’articolo qui):

1) Isotopia degli scandali sessuali

Bunga bunga (mysterious sexual ritual).

Olgettine (14 young women guests at parties at the home of the former prime minister).

2) Isotopia dell’inganno e dei privilegi

Inciucio (a deal done under the table).

Pianista (a pianst stretches out his arm to press the voting button on his colleague’s desk).

Compravendita (purchase agreement).

Casta (a clique of politicians keeping a grip on privilege and power).

3) Isotopia della crisi economica

Spread (Berlusconi declared in February 2013. «We lived happily for years without worrying about it. It’s an invention of two years ago»).

Esodati (exiled ones).

4) Isotopia dell’antipolitica

Grillini (little grillos or little crickets).

Celodurismo (neologismo nato dal grido del leghista Bossi, “Ce l’ho duro”, tradotto in inglese con “I have it hardism”).

Un bel quadro della politica italiana, no?!

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L’Italia non è un Paese razzista

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A volte può capitare che il linguaggio politico sfoci nel turpiloquio, cioè il peggior esempio di comunicazione che può accadere. L’ultimo episodio riguarda la questione Calderoli-Kyenge: il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, ha paragonato il ministro dell’Integrazione, Cécile Kyenge, a un orango. La vicenda è stata ripresa dai maggior quotidiani internazionali. Tutti, in Italia e all’estero, aspettano le dimissioni.

La trascrizione delle sue dichiarazioni qui di seguito:

«Il principio che noi abbiamo sempre portato avanti – aiutiamoli a casa loro – sia il principio più realista. E rispetto al ministro Kyenge, veramente voglio dirgli, sarebbe un ottimo ministro, forse lo è. Ma dovrebbe esserlo in Congo, non in Italia. Perché se in Congo c’è bisogno di un ministro per le Pari Opportunità per l’Integrazione, c’è bisogno là, perché se vedono passare un bianco là gli sparano. E allora, perché non va là? Che mi rallegro un pochino l’anima, perché rispetto a quello che io vivo ogni volta, ogni tanto smanettando con Internet, apro “il governo italiano”, e cazzo cosa mi viene fuori? La Kyenge. Io resto secco. Io sono anche un amante degli animali eh, per l’amor del cielo. Ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie, e tutto il resto. I lupi anche c’ho avuto. Però quando vedo uscire delle – non dico che è – delle sembianze di oranghi io resto ancora sconvolto».

Intanto, caro onorevole, il congiuntivo. «Non dico che lo sia» sarebbe stato molto più corretto. Ma si sa, voi della Lega non siete mai andati molto d’accordo con l’italiano. Ora però lasciamo stare il piano dell’espressione e concentriamoci su quello del contenuto. Il primo pensiero che viene a mente è: ma che figura ci fa l’Italia davanti al resto del mondo?

Onorevole Calderoli… onorevole a chi?! Questa sì che è un’offesa bella e buona! Se penso a lei (non dico che lo sia) mi immagino un politico coscienzioso e rispettoso dei diritti altrui. Questa non è soltanto una battuta razzista. È qualcosa che va a intaccare quelle condizioni sociali e quei diritti inalienabili delle persone, tra cui il diritto all’identità personale, il diritto all’immagine e alla reputazione. Il diritto ad esser trattati per come si è, senza ricevere insulti alla nazionalità, al colore della pelle, al sesso e a quant’altro. E invece, nel 2013, ancora pregiudizi, ancora divisioni tra “noi” e “loro”.

Cécile Kyenge, prima donna nera a diventare ministro. Abolire il reato di clandestinità e introdurre lo ius soli, questi i suoi obiettivi primari. Neanche a dirlo, ha trovato nella Lega i suoi nemici principali e più volte è stata vittima di insulti razzisti.

«L’Italia non è un Paese razzista», dice la Kyenge. Più che un’affermazione sembra un grido di speranza.

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it con qualche modifica)