Non basta dire basta

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Le primarie per scegliere il nuovo segretario del Partito Democratico si terranno l’8 dicembre in tutta Italia. E Matteo Renzi ha già iniziato la sua campagna elettorale per affrontare questa «sfida molto affascinante» che racconterà durante le sue tappe (niente camper stavolta, dice che ha mal di schiena), perché vuole ottenere «un’Italia che cambia verso», come scrive nella sua enews.

E ovviamente non mancano gli slogan e i giochi di parole, tanto cari a Renzi (lo dice lui stesso in una recente intervista condotta da Massimo Gramellini «Come mai a vent’anni partecipò alla Ruota della Fortuna? Adoro i giochi di parole»). Ed eccovi servito lo slogan: “L’Italia cambia verso”. Semplice, chiaro e facilmente memorizzabile. Sì, tutto giusto, d’altronde uno slogan è così che deve essere! Ma guardando la messa in grafica di quanto appena detto, forse non valgono più le stesse osservazioni. Infatti, la campagna lanciata in rete è formata da 8 immagini in cui Renzi pone una serie di problemi ai quali la sinistra deve saper dare delle risposte. Le parole negative si leggono al contrario (da destra verso sinistra), mentre la risposta a questi problemi è scritta come di norma e, dunque, più facile da leggere. Non manca poi la firma “Renzi”, ma con la prima lettera a forma di freccia (sembra l’invito a prendere una rotonda contromano o il simbolo del riciclaggio o del refresh dei nostri PC) e l’immancabile hashtag per Twitter #cambiaverso (l’hashtag fa cool!).

Eppure i concetti renziani sono davvero semplificati, perché si riduce tutto a una dicotomia, a due termini messi in contrapposizione (burocrazia VS semplicità, conservazione VS futuro, raccomandati VS bravi, perdere bene VS vincere, lamentarsi VS cambiare, paura VS coraggio, il Palazzo VS la strada, il Cavaliere VS gli italiani). Ma guardando le grafiche il lettore deve soffermarsi, deve fare uno sforzo cognitivo per riuscire a leggere quelle parole al contrario e analizzare l’informazione. Non è una lettura immediata. Se davvero vuoi capirne il significato devi prenderti un attimo, fermarti e leggere con attenzione. Non puoi dare un’occhiata en passant mentre stai facendo altro.

Insomma, il giochino che l’elettore deve capire è il richiamo al cambiamento, al rinnovamento e al cambio di rotta che Renzi si auspica per tutta l’Italia per dire basta agli ultimi monotoni vent’anni. Mettiamo che l’elettore riesca a capire nell’immediato il messaggio. Mettiamo che riesca anche ad evitare un crampo mentale mentre cerca di leggere le parole al contrario. Mettiamo che per un attimo dimentichi l’amara politica italiana e trovi gradevoli i giochi di parole.

Oppure no. Mettiamo che l’elettore sia stanco di tutti questi giochini. Ecco, è qui che sorgono i problemi. Si sa, la comunicazione politica è fatta anche di immagine. Ma questa non serve a niente se manca tutto il resto. Allora adesso uno slogan lo suggerisco io: non basta dire basta.

Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it.

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Renzi #oltrelarottamazione

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Matteo Renzi, dopo esser stato criticato per essere andato alla trasmissione di Maria de Filippi su Canale 5, Amici, adesso si è fatto fotografare da Chi, con tanto di posa giovanile e sguardo da latin lover. Ma non basta. La foto del Sindaco di Firenze è affiancata a quella di uno smagliante Fonzie di Happy Days, entrambi con t-shirt e giacchetto di pelle nero. Ecco che Renzi si trasforma in “Renzie”.

«Penso sia giusto arrivare a tutti», dichiara il rottamatore al settimanale. «I ragazzi che guardano Amici non sono di serie B rispetto ad altri. Mi è sembrata una polemica ideologica da radical chic. Io voglio parlare ai giovani e agli anziani e, per fare questo, devo essere capace di adoperare il loro linguaggio, devo andare nelle trasmissioni che guardano e nei luoghi che frequentano. Il mio dovere è essere diretto e non elitario. Felicità è quando la gente ti affida le sue speranze», prosegue Renzi, «quando riesco a fare passare il concetto per cui la politica non è fatta da gente che ruba, ma da chi offre soluzioni, che poi si concretizzano in fatti reali. La politica stessa, per me, dovrebbe essere solo questo e ciò mi rende profondamente felice». E poi, citando papa Wojtyla, aggiunge: «Ai giovani dico: non abbiate paura, andate e provate».

Sui suoi programmi futuri, «c’è la ricandidatura a Sindaco di Firenze tra sei mesi sempre che non si verifichino le condizioni per…», «correre per Palazzo Chigi», suggerisce l’intervistatore e Renzi risponde: «Esatto».

E dopo aver presentato il suo nuovo libro, Oltre la rottamazione, le foto di “Renzie” diventano virali e fanno il giro del web. E Crozza a Ballarò ironizza: «Oltre la rottamazione? Il rincoglionimento!».

Che Renzi voglia raggiungere ogni tipo di target è ormai indubbio. Va ad Amici per parlare ai giovani, poi si ritrova su Chi per accaparrarsi donne e nonne. Tutti i voti sono utili, ok. Ma, di preciso, a quali elettori si sta rivolgendo? All’elettorato di centro-sinistra piace questa comunicazione patinata, televisiva, fatta di apparenza (e poca sostanza) alla stregua del Berlusconi degli anni migliori?

Sembra proprio che stia cercando di convincere gli elettori indecisi (di centro-destra), ma stia completamente dimenticando quelli già simpatizzanti (di centro-sinistra).

E come al solito la comunicazione è essenziale. Peccato vada saputa usare.

(Questo articolo è stato pubblicato oggi anche su 055firenze.it)

Politainment: quando politica e spettacolo diventano un tutt’uno

Il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ieri sera ha partecipato alla trasmissione “Amici di Maria de Filippi” in onda ogni sabato su Canale 5 (clicca qui per vedere il video).

RENZI AD 'AMICI', APPLAUSI E PUBBLICO IN PIEDI

All’apertura della trasmissione Renzi, con giacchetto di pelle, t-shirt e jeans, inizia il suo monologo: «Quando penso alla mia città, penso a un personaggio strano, a Brunelleschi. Un personaggio che tutti consideravano mezzo matto perché continuava ad avere il desiderio profondo di costruire una cupola come non l’aveva mai fatta nessuno». Poi continua dicendo: «Era convinto che potesse stare in piedi. I fiorentini lo guardavano con la faccia un po’ schifata, “guarda che tanto non ti starà in piedi”. Brunelleschi ha avuto il coraggio di insistere, di crederci». Conclude infine rivolgendosi ai partecipanti del programma: «A me piace l’idea che voi ragazzi siate arrivati qui non semplicemente perché siete bravi, ma perché avete fatto fatica, perché il talento è anche fatica, è anche mettersi in gioco». La De Filippi cita Papa Francesco («Non fatevi rubare la speranza»), Renzi rilancia con qualche frase a effetto («Non perdonate i politici che vogliono cancellare il talento, perché si può perdere una battaglia, ma l’importante è non perdere la faccia») e infine lo studio si riempe di applausi e di urla. Una storia perfetta.

Adesso viene da domandarsi cosa ci fa un politico in un talent show (o forse, assuefatti dalle odierne logiche mediatiche, non ci si chiede neanche più). La conduttrice, intenzionata a trasformare il programma ogni anno con novità, ha spiegato che Renzi è solo il primo di una serie di personaggi che saranno invitati in trasmissione perché ritenuti in grado di parlare ai giovani. Questo fatto può certamente far bene ai giovani, ma quanto può giovare alla politica?

Tra critiche e dissensi, Renzi ha commentato così la sua partecipazione ad Amici: «Sinceramente tutta la polemica che c’è stata su Amici non la capisco. Alcuni hanno detto che io posso andare ovunque ma non da Amici oppure alcuni radical chic che mi dicono “come ti permetti di parlare al pubblico di Amici”, come se gli italiani che guardano Amici fossero un po’ meno italiani dei radical chic che contestano». Poi, sostenendo di non aver fatto un’omelia di 70 ore ma un semplice discorso di 3 minuti, aggiunge: «Non mi sono mica messo in tutù!».

Un politico ospite a un talent show, uno storytelling coinvolgente che fa salire gli ascolti della trasmissione e aumentare la popolarità del politico di turno. Politica e intrattenimento si mescolano, diventano un tutt’uno. Si chiama politainment, un termine inglese che unisce la politica (politics) e l’intrattenimento (entertainment). Si sa, ormai l’informazione e la politica sono succubi della televisione e ancor di più dei social network, i quali dettano l’agenda giornaliera delle notizie più rilevanti da portare all’attenzione del grande pubblico di massa.

Siamo immersi nell’informazione spettacolo che, seguendo le strategie dello scoop e della sovraesposizione dei sentimenti, mescola più generi in un unico programma televisivo (non a caso oggiogiorno un genere televisivo molto seguito è il talk show, come il salotto pomeridiano della D’Urso o l’Arena domenicale di Giletti).

Naturalmente, il re del politainment è Beppe Grillo, il prestato alla politica che inizia dalla carriera di comico per finire poi a Palazzo Chigi. Ma questa è un’altra storia.

E se le idee si sostituiscono alla risata, il dialogo pacifico agli insulti, le parole alle grida, la gestualità ai gestacci… dove andremo a finire? Daniele Silvestri cantava: «Più in basso di così c’è solo da scavare».

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it)

Il linguaggio di Matteo Renzi

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

Dal 2009 Matteo Renzi è sindaco di Firenze e solo tre anni più tardi si è messo in gioco per diventare leader del Partito Democratico, con la “rottamazione” come tema centrale della sua campagna elettorale. Sconfitto da Bersani durante le primarie, adesso sembrerebbe pronto per ricandidarsi alla guida del PD nelle eventuali prossime elezioni. Renziani, anti-renziani, elogi e critiche. O si ama o si odia. Sembra che non ci siano vie di mezzo.

È vero, possiamo rivolgere a Renzi qualsiasi tipo di critica, ma sicuramente non quella di non essere un buon comunicatore. Con Renzi la comunicazione politica nel panorama italiano si è andata modificandosi progressivamente. Il Sindaco utilizza un linguaggio fresco, nuovo, scorrevole, vicino al linguaggio quotidiano, usa termini giovani, fa spesso battute ironiche e fa un largo uso di metafore per portare il discorso dall’astratto al concreto della politica dei fatti. Tutto il contrario del linguaggio infarcito di politichese utilizzato spesso dai leader politici (soprattutto della Prima Repubblica).

Con questo linguaggio Renzi accorcia la distanza tra oratore e uditorio, mettendo le due parti sullo stesso piano per ottenere lʼeffetto di una comunicazione peer to peer. Infatti, fa di tutto per cercare di ridurre la distanza tra lui e il pubblico: allʼaria austera e ufficiale si sostituiscono il sorriso e la battuta ironica, al linguaggio formale e tecnico si preferisce il linguaggio informale, alle ambientazioni formali si alternano i luoghi di vita quotidiana, costruendo uno spazio a metà tra lʼartificiale e il reale, tra la scena e il retroscena.

Ovviamente l’ambiente naturale dove trova spazio questo tipo di comunicazione è il web. Tra Facebook, Twitter e blog, Renzi è sempre stato molto presente in rete e attento ai giudizi degli internauti.

Renzi, in linea con il suo storytelling personale, in questi giorni ha pubblicato alcune infografiche che riguardano tutto il suo operato come Sindaco della città di Firenze. Un’infografica è la messa in grafica delle informazioni. Le parole diventano immagini. È una spiegazione semplice e intuitiva di tutto ciò che è stato fatto a Firenze. Non a caso il titolo delle varie immagini è “Made in Firenze”. Clicca qui per vedere le infografiche: greencity, cultura, sport, scuole, tagli.

Quanto è importante la comunicazione al giorno d’oggi? Infatti è interessante porsi una domanda: a che serve realizzare progetti, avere belle idee e ottime proposte per il Paese se non si riesce a comunicarle? L’abilità comunicativa sicuramente non è tutto, perché ovviamente ci vogliono anche buoni contenuti da poter comunicare, ma certamente è necessaria se si vuole persuadere la maggioranza.

Tralasciando ogni tipo di valutazione morale e politica sull’operato del Sindaco, si può sicuramente affermare che il tipo di comunicazione da lui utilizzata arriva in modo diretto ai cittadini. Cittadini che possono credere (o non credere) a ciò che egli dice.

(Questo articolo è stato pubblicato anche su 055firenze.it)